Perla della Versilia, città del Carnevale.

Un fascino immutato, incontri culturali e lifestyle, manifestazioni letterarie e musicali, mostre ed eventi.

Da una parte, mare a declivio dolce. Dall’altra, il bianco dei marmi delle Alpi Apuane. Una lunga (e nota) passeggiata parallela alla vasta spiaggia sabbiosa. Intatti edifici in stile liberty.
Un certo fascino immutato nel tempo, tra incontri culturali, manifestazioni letterarie e musicali, mostre ed eventi.
Il privilegio di vivere in un luogo che per altri è meta di viaggi e turismo è impagabile. Tanto più che il mio appartamento si trova in viale Daniele Manin, parte del lunghissimo lungomare e vero epicentro di Viareggio. Da qui mi riempio di blu e raggiungo comodamente tutti i luoghi simbolo della città.

I punti cardinali della bussola che mi guida quotidianamente sono il bello, l’arte, la natura, il buon cibo: tutti fattori che rappresentano l’essenza più profonda della mia città.
La mia mappa è costituita da alcuni luoghi imprescindibili come la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (GAMC) allestita nello storico Palazzo delle Muse, uno splendido museo ricco di opere d’arte moderna e contemporanea. Vi è anche una significativa presenza di opere di artisti del luogo o legati a questa terra e di opere che hanno come soggetto i paesaggi locali. Accanto si trova la Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna, ospitata nel villino Caprotti: un bellissimo liberty viareggino, cornice perfetta per esposizioni di artisti italiani in particolare dei macchiaioli. A pochi passi, la Villa Argentina è un altro gioiello liberty, una dimora signorile all’interno di un vasto giardino nel quartiere residenziale detto “quattro venti”. Al primo piano, si trova uno splendido salone da ballo ornato da grandi specchi; il secondo piano della villa è dedicato all’esposizione di mostre. È una delle tante ville di fine Ottocento, inizio Novecento che punteggiano la città e che emanano ancora oggi un fascino straordinario.
Continuando sul lungomare, che da Daniele Manin qui è intitolato a Carducci, raggiungo lo storico Grand Hotel Principi di Piemonte, dove mi fermo per un aperitivo di gran classe.
Per cena vado sul sicuro scegliendo il ristorante Da Giorgio in via Zanardelli, accanto a casa e alla villa che fu di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, che ora ospita eventi e mostre. Scelgo di mangiare il pescato del giorno. Non mi hai mai deluso.
Per pranzo opto per le tante trattorie, autentiche e tipiche, della zona del porto, oltre il canale Burlamacchi e La Madonnina. La mia preferita è la Da Rizieri soprattutto per la cecina da mangiare durante la pausa pranzo o pausa mare. Una alternativa veloce? Basta svoltare l’angolo e sedersi dal mitico Adone, dove vengono serviti panini farciti, uno più buono dell’altro. Nessun abbinamento è banale o casuale.
Per il caffè, una colazione-coccola o uno spuntino dolce, la tappa d’obbligo è la pasticceria Gambalunga: ambiente dall’atmosfera d’altri tempi raccolta tra boiserie di fine Ottocento. Se invece il desiderio è netto e chiaro – le sfoglie di crema – allora la direzione è tassativamente quella che conduce da Patalani, a pochi passi da casa e dal mare.
Verso l’interno città, costeggiando il canale si trova il simbolo di Viareggio: la Torre Matilda, nata come torre di avvistamento dei nemici durante l’epoca delle repubbliche marinare, ora viene impiegata per mostre d’arte e presentazioni di libri. Da qui, attraversando il canale raggiungo la casa natale dello scultore Lorenzo Viani, ulteriore omaggio all’arte di una terra – Viareggio e tutta la Versilia – da sempre patria (natale o putativa) di moltissimi artisti.
Per un’immersione nel clima artistico della zona, uscendo dalla città, i miei luoghi del cuore sono Pietrasanta con le sculture che arricchiscono strade e piazza, e i laboratori di Seravezza dove viene modellato il celebre marmo di Carrara.

Viareggio poi naturalmente significa Carnevale. Tuta in stile futurista a rombi biancorossi, pompon bianco sulla pancia, alta feluca rossa, mantello nero a simboleggiare la notte e faccia truccata da clown: il protagonista è Burlamacco, la maschera simbolo del carnevale di Viareggio creata nel 1930 da Uberto Bonetti. C’è anche un corrispettivo femminile, Ondina, il cui nome probabilmente deriva dalle onde del canale.
La tradizione del Carnevale di Viareggio è nata nel 1873, quando un gruppo di giovani borghesi lanciò l’idea di un corteo di carrozze e maschere. Da allora ogni domenica di febbraio i carri – enormi caricature che mettono alla berlina il mondo della politica e dello spettacolo – sfilano sulla passeggiata, di fronte a casa.
La festa prosegue poi nei rioni (Darsena, Marco Polo, Torre del Lago, Croce Verde): le strade dei quartieri chiuse al traffico si riempiono di maschere, musica e danze. Il Carnevale ha un epicentro, durante tutto l’anno: la Cittadella del Carnevale, un grande parco urbano dove lavorano i maestri della cartapesta, gli artigiani viareggini che costruiscono a mano i giganteschi carri allegorici. La Cittadella si trova alla periferia nord della città ed è l’unica struttura artigianale italiana interamente votata al Carnevale. Non a caso qui si trova il Museo del Carnevale dove osservare le varie fasi di costruzione di una maschera, esercitarsi nei laboratori di cartapesta e rivivere la grande storia e tradizione del Carnevale viareggino.

Ah sì, poi a Viareggio c’è anche il mare. Ma questa è un’altra storia.